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Siviglia

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Storia


La tradizione locale narra che Siviglia venne fondata da Ercole, l'eroe della mitologia greca; in realtà la fondazione della città si deve a Giulio Cesare che, nel 45 a. C., innalzò a provincia romana un piccolo insediamento sulle rive del Guadalquivir. Entro la fine del quarto secolo d.C., Hispali (così era chiamata) divenne una delle città più importanti della penisola iberica. Con il crollo dell'Impero romano, subì l’invasione dei barbari, prima i Vandali e poi i Visigoti. Due sacerdoti locali, San Leandro e San Isidoro, furono determinanti nel convertire questi ultimi dall'arianesimo alla cristianità.
Quando gli invasori musulmani (i Mori), muovendo dall’Africa del Nord, assalirono la Spagna nel 711, Siviglia, poi ribattezzata Isbilya, fu una delle prime città a cadere. Durante l'undicesimo secolo, divenne poi la capitale di un regno che si estendeva dall’odierno Portogallo fino alla costa orientale della Spagna. In seguito, una nuova ondata di invasori (gli Almohad) fece di Siviglia la sua capitale e la città godette di un altro breve momento di grande splendore, di cui la famosa torre Giralda rappresenta il principale memento.
Nel 1248, re Fernando III di Castiglia riconquistò Siviglia alla cristianità, eleggendola a propria residenza e trasformando le moschee in chiese. Uno dei suoi successori, Pedro I, è colui che ha costruito il magnifico palazzo del Real Alcázar.
La riconquista della Spagna terminò nel 1492 con la caduta di Granada. Nello stesso anno Cristoforo Colombo partì per la sua storica spedizione nelle Americhe e Siviglia, grazie alla sua natura di porto fluviale vicino alla costa atlantica, fu tra le prime città a sfruttare la nuova rotta commerciale verso il Nuovo Mondo, arricchendosi con i profitti che ne derivarono.
Il periodo di crescita si interruppe nel 1717, quando Siviglia perse il suo monopolio in favore della vicina Cadice. I secoli successivi furono economicamente difficili per la città assediata dalla peste e dalle alluvioni, ma il vero declino ebbe inizio soltanto con la definitiva perdita delle colonie spagnole e del loro importante commercio.
Nel 1929 Siviglia cercò di rinnovare la propria immagine ospitando la Fiera Latino Americana, che lasciò ben poco in eredità se non il Parque María Luisa e alcune eleganti opere di architettura. Poi sopraggiunse la Guerra Civile e il periodo della depressione post bellica. Siviglia si riprese solo con l'avvento della democrazia; fu in questo periodo che la città divenne la capitale dell'Andalusia. Poco dopo, un giovane del luogo, Felipe Gonzales, venne nominato primo ministro spagnolo.
Con l'entusiasmante Expo 92, Siviglia ha cominciato a trovare la sua strada nel mondo, trasformandosi in città moderna ma allo stesso tempo desiderosa di rimanere ancorata alle proprie tradizioni.
L'Expo 92, che si tenne dalla primavera all'autunno del 1992, è stata visitata da quasi 41 milioni di persone. L'area designata per ospitare la fiera sull’Isla de la Cartuja fu sagomata e trasformata dai padiglioni costruiti dalle 111 nazioni partecipanti e da altre costruzioni futuristiche, alcune delle quali convertite poi a usi differenti. Altri segni visibili del passaggio dell'Expo sono la stazione ferroviaria di Santa Justa e la tratta per l'Alta Velocità che collega la città con Madrid, un aeroporto più grande e i sei impressionanti ponti che attraversano il fiume. L'Expo 92 è stato un evento che ha suscitato anche molte polemiche: i detrattori hanno affermato che il denaro speso sarebbe potuto essere impiegato per realizzare progetti meno prestigiosi ma di maggior utilità. La frammentaria ricostruzione della Cartuja sembrerebbe confermare almeno in parte questa opinione.

Cultura


Sebbene Siviglia sia una città moderna, dove abbondano manifestazioni culturali di natura contemporanea, resta pur sempre molto legata al proprio passato e alle sue tradizioni. In particolare al diciassettesimo secolo, il suo periodo storico più creativo, l'epoca barocca durante la quale i “ricchi” del Nuovo Mondo sostenevano la creazione di opere d'arte per abbellire palazzi, chiese e monasteri. Nativo di Siviglia è uno dei pittori più importanti della Spagna, Velázquez, che poi trascorse gran parte della sua vita alla corte di Madrid. Più legati alla città sono i pittori Francisco de Zurbarán (1598-1662), Bartolomé Murillo (1617-82) e Juan de Valdés Leal (1662-95), oltre allo scultore Juan Martínez Montañez (1568-1648). Dato il periodo in cui esercitarono la propria arte, a questi artisti venivano commissionate soprattutto opere religiose, ma il loro approccio alla pittura era molto diverso: mentre Murillo era più incline al sentimentalismo, le opere di Zurbarán sono pervase da un forte sentimento di spiritualità e i dipinti di Valdés Leal, eseguiti con mano ferma e caratterizzati da un forte contrasto fra colore e ombre, sono sorprendentemente espressivi e drammatici.
Siviglia, inoltre, ha dato i natali a due manifestazioni culturali che, un tempo scarsamente considerate, sono oggi apprezzate e amate non solo in Spagna: la prima è legata alla musica e alla danza del flamenco, espressione artistica nata come fenomeno gitano – e perciò inizialmente avvertita come marginale – ma che oggi è divenuta parte integrante della cultura nazionale.
La seconda ha a che fare con il passato musulmano (e in parte anche ebreo) della città. La riconquista cristiana della Spagna alla fine del quindicesimo secolo avrebbe dovuto rappresentare la definitiva scomparsa della civiltà dei Mori tanto che per un certo periodo pochi studiosi si interessarono a tutto ciò che non riguardava la cristianità cattolica. Dopo la morte di Franco (un cattolico devoto) e la restaurazione della democrazia, però, Siviglia si è impegnata a riportare alla luce e a esibire tutti i suoi tesori musulmani. Di tanto in tanto vengono organizzate mostre su Al Andalus (la Spagna musulmana) ma in tutta la città abbondano le testimonianze artistiche del suo passato musulmano: molte chiese mostrano evidenti tracce della loro precedente natura di moschee e un ristorante con bar è stato aperto in un'ala delle terme musulmane recentemente riportate alla luce.

Il flamenco


Il flamenco è la musica, il ballo, la voce dell'Andalusia e, soprattutto, del popolo gitano. È una tradizione che caratterizza la cultura delle province di Siviglia e Cadice. Nel flamenco, il ruvido lamento del cantante è di solito affiancato solo da un ritmico battito di mani al quale, spesso, si aggiunge il rapido accompagnamento della chitarra. Le canzoni sono sempre appassionate ed esprimono una vasta gamma di emozioni, prime fra tutte la tristezza e il tormento. Talvolta le note della chitarra e la voce del cantante fanno da base musicale per l'esibizione di un ballerino, di solito una donna. Nel vero flamenco, tuttavia, né le canzoni né la danza seguono un copione prestabilito. Difficilmente vengono eseguiti due volte allo stesso modo e gli artisti continuano la loro esibizione fino a quando hanno emozioni da esprimere ed energia in corpo.
Gli spettacoli di flamenco a Santa Cruz sono tipicamente per turisti ma, nonostante ciò, di buona qualità. A Triana si può assistere a esibizioni più autentiche, mentre nella Calle Salado si possono ballare le sevillanas, rapide danze folcloristiche.

Vivere a Siviglia


Ai sivigliani piace pensare di essere grandi lavoratori, ma sono anche molto orgogliosi della loro capacità di vivere secondo i propri ritmi e di divertirsi. Il clima stesso impone un certo stile di vita, al quale anche i turisti farebbero bene ad adeguarsi, specie in estate, quando il caldo impedisce di fare in fretta qualsiasi cosa.
A Siviglia le giornate cominciano lentamente e le mattinate sono molto lunghe. L'ora di pranzo è posticipata rispetto alla maggior parte delle altre nazioni. Solo i ristoranti per turisti cominciano a servire prima delle 14.00 e spesso è più che normale sedersi a tavola solo dopo le 15.00.
Segue una lunga pausa, con o senza siesta secondo le preferenze personali e il tempo a disposizione. In estate, quando fa molto caldo, è preferibile concedersi un momento di riposo e uscire quando la temperatura, verso sera, torna a livelli accettabili.
Il pomeriggio comincia intorno alle 16.00-17.00 e molte persone devono ancora lavorare mezza giornata prima di staccare definitivamente attorno alle 21.00.
La cena si svolge verso le 22.00-23.00 ma non è così abbondante come il pranzo. Se l'intervallo fra i due pasti principali vi sembra interminabile, potete sempre spezzare con qualche tapas.
Per stare al passo con gli abitanti locali, è sicuramente meglio adeguarsi ai loro ritmi e comportarsi come loro. Meglio non cercare di fare tutto in una sola giornata, ma concedersi di quando in quando un momento di riposo e prepararsi a rimanere svegli fino a tarda notte, per poter godere appieno di quello che la città offre.

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