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New York

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New York (Nuova York in italiano) è una città di 8.391.881 abitanti degli Stati Uniti d'America. Situata nello Stato omonimo, è la città più popolosa dell'Unione, nonché uno dei centri economici e culturali più influenti del continente americano e del mondo intero. Sorge su un'area di 1.214 km² alla foce del fiume Hudson nell'Oceano Atlantico. Situata in parte sulla terraferma e in parte su isole nella cosiddetta Baia di New York (New York Bay), è amministrativamente divisa in cinque distretti: Manhattan, Bronx, Queens, Brooklyn e Staten Island. Di essi, uno è in terraferma (il Bronx, situato a nord di Manhattan); tre si trovano su di un'isola circondata dal mare (Staten Island, di fronte al New Jersey; Queens e Brooklyn, rispettivamente nell'estremità nord-occidentale e sud-occidentale dell'isola di Long Island) e uno, Manhattan, sull'appendice inferiore della penisola su cui si trova anche il Bronx, ma che da esso è separato dall'Harlem River, fiume-canale che collega l'Hudson all'East River. I cinque borough sono anche sedi di contea metropolitana: la contea di New York propriamente detta occupa l'intero territorio di Manhattan, quella di Kings Brooklyn, quella di Richmond Staten Island; le altre due contee (Bronx e Queens) sono omonime dei boroughs al cui territorio amministrativo si sovrappongono. L'area metropolitana di New York si trova all'intersezione di tre Stati; l'intero agglomerato urbano conta 18.223.567 abitanti, mentre quello metropolitano è di 19.206.798 abitanti, che la rendono, secondo le stime, dalla terza alla sesta area urbana più popolata del mondo e dalla prima alla terza del continente americano. Limitatamente ai confini comunali, invece, New York è stimata come tredicesimo comune più popolato del mondo, dopo Giacarta e prima di Wuhan. Non appartengono a New York, né fanno parte della sua area metropolitana, ma gravitano intorno a essa per ragioni economiche e culturali, alcune città del confinante Stato del New Jersey come Jersey City, Newark e Hoboken, situate sulla riva occidentale dell'Hudson, proprio di fronte a Manhattan. La citata Newark è, tra l'altro, sede di uno degli aeroporti internazionali che servono New York, il Newark-Liberty, situato a soli 24 km da Manhattan. Gli abitanti di New York si chiamano New Yorkers, traducibile come newyorkesi, newyorchesi o, ormai raramente, novaiorchesi dal nome Nuova York con cui per molto tempo è stata chiamata la città in italiano.

Luoghi interessanti da visitare

  • Statua della Libertà
  • Ellis Island
  • Central Park
  • Ground Zero
  • National September 11 Memorial & Museum
  • Ponte di Brooklyn
  • Empire State Building
  • Chrysler Building
  • Grand Central Terminal
  • Little Italy
  • Chinatown
  • Times Square
  • Broadway
  • Fifth Avenue
  • Rockefeller Center
  • Palazzo di Vetro, quartier generale dell'ONU
  • Wall Street (NYSE)
  • Radio City Music Hall
  • Upper East Side
  • SoHo e Tribeca
  • Cattedrale di San Patrizio
  • Cattedrale di Saint John the Divine
  • Woolworth Building
  • Flatiron Building

Prima dell'insediamento europeo

Giovanni da Verrazzano.

I primi abitanti dell'area dell'odierna città di New York furono i Lenape, nativi americani stanziati nella zona del basso corso del fiume Hudson che utilizzavano la zona (in particolare l'isola di Manhattan) come zona agricola, di caccia e di pesca, oltre che come area utilizzata per le sepolture.[1] La cultura Lenape sviluppò tecniche piuttosto avanzate di sfruttamento agricolo del territorio; ai tempi dell'arrivo dei primi europei, nel XVI secolo, i Lenape praticavano la coltivazione con il metodo del taglia e brucia, oltre che la pesca e la raccolta dei molluschi.[2] Si stima che, all'arrivo degli europei, circa 15.000 Lenape abitassero queste contrade, divisi in un'ottantina di insediamenti.[3]

Furono proprio degli indigeni Lenape che incontrarono, a bordo delle loro canoe, l'esploratore italiano Giovanni da Verrazzano che nel 1524 entrò, primo europeo, nella baia di New York battezzando il posto con il nome di Nuova Angoulême in onore dell'allora re di Francia Francesco I.[4] Nonostante Verrazzano fosse penetrato all'interno della baia, si pensa che non abbia proseguito ulteriormente ma abbia invece invertito la rotta all'altezza del sito in cui attualmente sorge il ponte di Verrazzano e fatto poi vela per l'oceano Atlantico. Fu solo con il viaggio di Henry Hudson, un inglese al soldo della Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, che l'area venne esplorata accuratamente;[4] Hudson scoprì l'isola di Manhattan il 12 settembre 1609 e proseguì lungo il corso inferiore del fiume che oggi porta il suo nome, arrivando nell'interno della regione fino al punto nel quale oggi sorge Albany, capitale dello stato di New York.

Illustrazione del 1901 rappresentante Fort Amsterdam.
New Amsterdam nel 1660. Il nord è sulla destra.


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Il dominio inglese e la rivoluzione

Nel 1664, gli inglesi comprarono la città per una partita di thè e la ribattezzarono New York in onore di Giacomo II, Duca di York e Albany;[1] gli olandesi riconquistarono brevemente la città nel 1673, a loro volta ribattezzandola New Orange, prima di cedere definitivamente, nel novembre 1674, l'intera colonia di New Netherland agli inglesi in cambio del territorio che oggi costituisce il Suriname.

Mano a mano che la colonia cresceva e prosperava, cresceva anche il desiderio di una maggiore autonomia dalla madrepatria. Nel contesto della Gloriosa Rivoluzione che stava interessando l'Inghilterra, Jacob Leisler guidò una serie di lotte che lo portarono ad avere il controllo effettivo della città e delle aree circostanti negli anni dal 1689 al 1691, prima del suo arresto e della sua esecuzione.

Durante il dominio inglese, nel XVIII secolo, New York crebbe in importanza come porto commerciale. La sua popolazione di origine europea aumentava rapidamente, mentre diminuiva la componente rappresentata dagli indigeni Lenape il cui numero era sceso a circa 200 nel 1700 a causa di guerre ed epidemie.[2]

Il XVIII secolo vide altresì un notevole avanzamento culturale della città: nel 1735, il processo a John Peter Zenger, editore e pubblicista tedesco, stabilì il principio della libertà di stampa in Nordamerica; nel 1754, per volere di re Giorgio II di Gran Bretagna venne fondato il King's College, che sarebbe divenuto la Columbia University (al giorno d'oggi, una delle più prestigiose università del mondo).

Vista della baia di New York intorno al 1770.

Nel 1741 la città fu interessata da una violenta ribellione degli schiavi, il cui sfruttamento e la cui tratta erano iniziati già nel 1626. Dopo una serie di incendi, in città si diffuse il panico di una ribellione di afroamericani che, in combutta con alcuni bianchi, intendevano dare alle fiamme la città. Nonostante si trattasse per la maggior parte di affermazione senza fondamento, quell'anno 101 neri e 4 bianchi furono incolpati di incendio doloso; i susseguenti processi portarono a 13 condanne al rogo e 22 condanne all'impiccagione.[3] La rivolta del 1741 non fu la prima del suo genere: già nel 1712 una rivolta analoga era stata repressa con brutalità portando a numerose esecuzioni capitali.[2]

Nel 1765 il governo inglese promulgò lo Stamp Act, una legge per imporre il pagamento di un'imposta di bollo sul trasferimento di alcuni tipi di documenti; questa misura, unitamente ad altre, contribuì a mantenere attiva una certa forma di dissenso, particolarmente fra i cosiddetti sons of Liberty (Figli della Libertà), un'organizzazione segreta di patrioti che furono protagonisti di schermaglie con le truppe britanniche che stazionavano nella colonia. La promulgazione dello Stamp Act provocò la reazione delle colonie: nell'ottobre del 1765, i rappresentanti della maggior parte di esse si riunirono a New York per lo Stamp Act Congress, che risultò nella stesura di un documento nel quale veniva stabilito che l'atto era incostituzionale.

Nel 1775 iniziarono gli eventi della guerra di indipendenza americana. Dopo la pesante sconfitta dell'Esercito continentale americano nella battaglia di Long Island, il suo comandante in capo George Washington si rifugiò a Manhattan, ma con la sconfitta nella battaglia di Fort Washington l'isola venne lasciata completamente in mano britannica. Nel 1776 New York venne pesantemente danneggiata da un incendio, la cui origine rimase sospetta. La città divenne il centro delle operazioni politiche e militari per i rimanenti anni di guerra e rifugio per i Lealisti, fedeli alla corona inglese; nella baia di Wallabout, una piccola baia lungo l'East River, le forze britanniche posizionarono delle navi utilizzate come prigioni, all'interno delle quali trovarono la morte più prigionieri inglesi di quanto ne fossero morti nel corso di tutte le battaglie combattute. Le vicende belliche cittadine ebbero termine il 25 novembre 1783, quando le ultime forze britanniche lasciarono la città.


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Mobilità urbana

Il sistema di trasporto locale è basato principalmente sulla metropolitana (subway), il mezzo più rapido per spostarsi in città. La rete, che è molto estesa (1142 km e 469 stazioni), è caratterizzata dalla presenza sia di treni locali (fermano in tutte le stazioni), che treni espressi (fermano solo nelle stazioni principali).

Grazie ad una rete di ferrovie e di autobus locali, poi, è possibile raggiunge diverse località, da Long Island al New Jersey al Connecticut e alla parte continentale dello stato di New York. Queste linee sono gestite da diverse società, tra cui le più importanti sono:

  • l'MTA (Metropolitan Transportation Authority), che fa capo principalmente alla città di New York e gestisce la metropolitana, gli autobus urbani e i treni verso Long Island (LIRR) e verso Nord (Metronorth);
  • la Port Authority of New York and New Jersey, sotto il controllo congiunto degli stati di New York e New Jersey, che gestisce il PATH (Port Authority Trans Hudson), la metropolitana extracittadina che collega Manhattan al New Jersey, e diverse linee di autobus che convergono al Port Authority Bus Terminal, vicino a Times Square;
  • la New Jersey Transit, società dello stato del New Jersey, che gestisce le linee ferroviarie che dal New Jersey terminano a Penn Station, oltre che a molte linee di autobus.

Metropolitana

Una metropolitana di New York City

Il primo convoglio circolò il 27 ottobre 1904, oggi conta più di 1100 km di rotaie, 26 linee, 468 stazioni e 6450 carrozze.

I convogli possono andare Uptown, cioè verso nord, o downtown, cioè verso sud. Esistono due tipi di treno, i local, che si fermano ad ogni stazione e gli express che si fermano solo nelle stazioni più importanti.

La metropolitana funziona 24 ore su 24, e le linee sono contraddistinte da lettere o numeri. Ad ogni fermata si possono trovare gratuitamente le cartine, che sono sorprendentemente di facile lettura, grazie ai colori con cui vengono differenziate tutte le linee. Le fermate locali vengono indicate con un cerchio nero, le fermate express con un cerchio bianco.

Sei milioni di persone usano la metropolitana ogni giorno, e le modifiche al percorso a causa di riparazioni sono molto frequenti.

Autobus

Un bus a New York del MTA

I percorsi degli autobus seguono le streets da est a ovest, e le avenues da nord a sud.

Per molti newyorkesi l’autobus non rientra tra le opportunità di trasporto, in quanto viene considerato come un mezzo lento e inaffidabile il cui unico scopo sia trasportare gli anziani.

In servizio 24 ore, le fermate si trovano ad intervalli di pochi isolati.

Per le corse suburbane, si parte dal Port Authority Bus Terminal.

Gli autobus indicati da una M vicino al numero, indicano che viaggia solo a Manhattan, B per Brooklyn, Q per Queens, Bx per Bronx e S per Staten Island. Ci sono tre tipi di autobus: regular, che fermano ogni 2/3 isolati a intervalli di 5/10 minuti, limited stop, si fermano ad un quarto delle fermate dei regular, e gli express che costano di più ma fanno poche fermate.

Le fermate sono indicate da linee gialle sul cordolo del marciapiede e da cartelli rossi e bianchi, ma dopo la mezzanotte si può chiedere al conducente di scendere in qualsiasi punto.

Tutti gli autobus sono equipaggiati con elevatore per le carrozzine.

Traghetti e trasporti navali

Il sistema dei trasporti terrestri, è poi integrato da una serie di molto economici traghetti (ferries), che collegano soprattutto Manhattan verso ovest allo stato del New Jersey (attraversando il fiume Hudson) e verso sud a Staten Island (traghetto gratuito, che fornisce una buona vista della Statua della Libertà e di Ellis Island).

Taxi

A Manhattan esistono i medallion cab, riconoscibili dalla carrozzeria gialla e dalla licenza. Solitamente, questi taxi hanno un cartellone pubblicitario sopra l'abitacolo. I taxi sono molto economici, ma spesso erano altrettanto antiquati. Recentemente è stata avviata una politica di ammodernamento che, pur incontrando alcune difficoltà, ha reso New York la città nord-americana con il maggior numero di taxi a basso impatto ambientale, oltre 3000.[1]


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Gli ultimi anni

Ed Koch, sindaco di New York dal 1978 al 1989.

I tre mandati del sindaco Ed Koch, che mantenne la carica per quasi tutti gli anni '80, videro una certa crescita della città, dopo il forte declino sofferto nei decenni precedenti. Il boom di Wall Street alimentava una certa speculazione immobiliare e la disoccupazione diminuì sensibilmente; la reputazione della città restava comunque quella di una città vittima del crimine e del disordine, che era in effetti una presenza comune nella vita dei suoi abitanti.

Gli anni '80 furono un decennio di frequenti tensioni razziali, con numerosi casi di reati violenti a sfondo razzista: fra i più efferati, si possono ricordare i casi di Willie Turks nel 1982, quello di Michael Griffith nel 1986, quello di Yusef Hawkins nel 1989 e, sempre nel 1989, il caso di Trisha Meili (nota come Central Park Jogger). Sempre nello stesso decennio assunse nuova importanza il problema degli homeless; a partire dal 1986 vennero gradualmente eliminate alcune discriminazioni di cui avevano sofferto gli omosessuali newyorchesi, principalmente riguardo alle politiche abitative e del lavoro.

Nel 1989 Ed Koch, al suo terzo mandato consecutivo, perse le primarie del Partito Democratico a favore di David Dinkins, che nelle successive elezioni municipali sconfisse il candidato repubblicano Rudolph Giuliani diventando il primo sindaco afroamericano nella storia di New York. Durante i quattro anni della sua amministrazione il livello di criminalità cominciò a diminuire; tuttavia, nello stesso periodo le rivolte e gli scontri a sfondo razziale continuarono (ad esempio, la rivolta di Crown Heights del 1991) e l'economia si mantenne piuttosto depressa (nel gennaio 1993[1][2] il tasso di disoccupazione cittadino raggiunse il più alto livello dopo la fine della Grande Depressione), tanto da portare ad un veloce calo della popolarità di Dinkins che, nel 1994, alla fine del primo mandato, perse le elezioni a favore di Rudolph Giuliani.

Giuliani rimase al potere a New York per otto anni, dal 1994 alla fine del 2001. Durante questo periodo l'economia cittadina si riprese dalla crisi a ritmi piuttosto rapidi, seguendo l'andamento dell'economia sia nazionale che internazionale, accompagnata però dalla crescita e dallo scoppio della bolla della new economy, una bolla speculativa legata alla nascita e allo sviluppo di società legate a Internet. Il tratto più distintivo dell'operato di Giuliani come sindaco fu però quello di una lotta senza quartiere alla microcriminalità che continuava ad affliggere la metropoli newyorchese; alfiere della tolleranza zero, Giuliani ottenne una drastica diminuzione degli atti criminosi a prezzo però di frequenti frizioni con alcuni gruppi etnici della città, che accusavano la polizia di eccessiva brutalità.

La Statua della Libertà e, sullo sfondo, le Torri Gemelle in fiamme subito dopo gli attentati dell'11 settembre

Verso la fine dei due mandati dell'amministrazione Giuliani, l'11 settembre 2001 la città di New York venne colpita dagli attentati più violenti e sanguinosi della sua storia, quando due aerei, dirottati da alcuni terroristi legati all'organizzazione islamica Al-Qaida, si schiantarono in ognuna delle due Torri Gemelle; l'attentato, che ebbe una possente risonanza in tutto il mondo, fece quasi 3.000 vittime e diede l'inizio ad una serie di violente reazioni americane contro gli Stati accusati di ospitare le basi operative dei terroristi. Un altro grave incidente aereo, due mesi più tardi, fece ripiombare New York nell'incubo del terrorismo, anche se poi venne accertato che le cause non erano da ricollegarsi ad atti terroristici.

Nessun evento particolarmente significativo ha interessato la città nei restanti anni del XXI secolo, che videro nel 2002 l'elezione a sindaco di Michael Bloomberg; la città in questi anni ha continuato a guadagnare popolazione, attestandosi poco sotto gli 8,4 milioni di abitanti delle stime del 2009. Fra gli eventi più significativi che hanno interessato la città in questo scorcio di XXI secolo sono il grande blackout del 2003, che ha interessato il nordest degli Stati Uniti, e la corsa alle Olimpiadi del 2012, in una competizione poi vinta dalla città di Londra.


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La colonizzazione olandese

L'insediamento europeo iniziò nel 1613 con la fondazione, da parte degli olandesi, di un insediamento per il commercio delle pellicce nella zona oggi detta lower Manhattan, all'estremità meridionale dell'omonima isola; questo insediamento venne successivamente (1625) battezzato Nieuw Amsterdam, in inglese New Amsterdam. Nel 1626 l'area venne acquistata dall'allora direttore generale della colonia, l'olandese Peter Minuit;[1] nello stesso anno cominciò la costruzione di Fort Amsterdam,[2] che sarebbe diventato il quartier generale della colonia olandese e la cui fondazione segna l'inizio della storia della città di New York.

Nel 1638 divenne direttore generale della colonia Willem Kieft, che cinque anni più tardi (1643) rimase invischiato nella cosiddetta guerra di Kieft, una serie di conflitti con i locali indigeni Lenape per il possesso del territorio dove oggi sorge New York[3] che entro l'agosto del 1645 si risolse a favore degli olandesi.[4] Nel 1647 venne nominato direttore della colonia Peter Stuyvesant; alla colonia venne concesso l'autogoverno nel 1652 e un anno più tardi, il 2 febbraio 1653, alla cittadina di New Amsterdam venne concesso il titolo di città.[5]


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New York prima capitale

La Federal Hall nel 1790. Essa fu la prima sede del Congresso degli Stati Uniti.

Nel 1785, poco dopo la fine della guerra di indipendenza, New York divenne sede del Congresso della Confederazione; subito dopo la sua creazione, prevista dalla Costituzione, il Congresso degli Stati Uniti d'America ebbe come sede la Federal Hall, in Wall Street. Il 13 settembre 1788 New York divenne la prima capitale degli Stati Uniti, ruolo che cedette nel 1790 a Philadelphia; sempre a New York venne eletto, il 30 aprile 1789, il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington.[1]

Nei primi decenni dell''800 New York crebbe rapidamente come centro economico: l'approvazione del Commissioners' Plan, nel 1811, portò ad una prima forte espansione della città (che cominciò a coincidere con l'intera isola di Manhattan), con la costruzione di una griglia stradale che produsse il tessuto urbano regolare che caratterizza ancora oggi la città, con strade numerate a distanze fisse; nel 1825, l'apertura del Canale Erie mise in comunicazione diretta il porto di New York sull'Atlantico e il vastissimo retroterra agricolo della regione, fornendo ulteriori spunti per lo sviluppo commerciale di New York. L'immigrazione, diminuita a causa delle guerre in Europa, riprese con vigore.

La grande carestia che colpì l'Irlanda negli anni tra il 1845 e il 1849 provocò un ingente flusso di immigranti irlandesi, tanto che questi, entro il 1850, costituivano il 25% della popolazione totale della città.[2] Negli anni '40 e '50 dell'Ottocento vennero creati il dipartimento di polizia e il dipartimento per la gestione del sistema scolastico pubblico della città.


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Fonte: Wikipedia
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